Introduzione allo studio della cartomagia

Gli scopi
Lo scopo di ogni prestigiatore dovrebbe essere quello di divertire il pubblico presentando una sequenza di fatti privi di una logica spiegazione e che riproducano effetti comunemente attribuiti al soprannaturale, alla magia, allo spiritismo, alla telepatia o, come si dice adesso, all’ESP (Extra Sensory Perception). Ogni cosa deve essere presentata in maniera tale da intrattenere piacevolmente il pubblico e non soltanto da interessarlo. Ne consegue che l’elemento più importante di ogni spettacolo magico è la presentazione.
Un artista, con la sua personalità, col suo modo di parlare, di porgere allo spettatore ciò che sta facendo, può divertire anche se privo di grande destrezza e può far risultare meravigliosi, giochi di estrema semplicità.
Ritornando al campo specifico della cartomagia, ci piace ricordare quanto asseriva Tony Binarelli in una serie di conferenze che tenemmo con Roxas e Zelli sulla magia delle carte in alcuni circoli magici italiani e cioè che le carte da gioco offrono al mago la possibilità di eseguire tutti gli effetti: sparizioni, apparizioni, trasformazioni, sostituzioni, levitazioni, esperimenti mentali e telepatici… e l’elenco potrebbe continuare.
Da quanto detto, risulterà chiaro che l’esecuzione di una tecnica deve rimanere sconosciuta a chi assiste ad un gioco e deve essere impiegata soltanto per ottenere l’effetto desiderato. Lo spettatore non deve dire “Quanto è bravo!”, ma “Come avrà fatto?”.
Durante una seduta cartomagica siamo perciò contrari a che vengano eseguite quelle manipolazioni fini a se stesse e che sono proprie delle esibizioni dei giocolieri. Le uniche eccezioni che possiamo accettare riguardano alcune “fioriture”, che vengono così chiamate perché, pur essendo un dispiegamento di abilità, servono a conferire al modo di maneggiare le carte grazia e leggerezza. Comunque, anche in questo caso, è meglio non strafare.
Gli strumenti
I nostri strumenti sono, ovviamente, le carte da gioco, del tipo comunemente detto “francese” e che si usa per giocare a Poker o a Bridge. Non tutte le marche sono però adatte ai nostri scopi e, purtroppo, dobbiamo scartare quelle fabbricate in Italia che sarebbero le più facilmente reperibili. Le doti di scorrevolezza, di elasticità, di resistenza ed il sottile spessore, si riscontrano solamente nelle carte da gioco di produzione americana.
Tra le varie marche in commercio sono da preferire, nell’ordine, quelle denominate: Bicycle, Tally-Ho, Aristocrat ed Aviator. Queste carte si trovano in vendita negli Stati Uniti ed è possibile ordinarle direttamente al fabbricante o ad una casa magica, che fornisce tra l’altro anche carte truccate da poter introdurre nei mazzi regolari. In Italia sono reperibili presso una qualsiasi ditta specializzata nelle forniture per prestigiatori.
Tutti i mazzi di carte esistono in due formati: quello Poker ed il Bridge; il primo leggermente più grande del secondo. Consigliamo di usare sempre il formato Poker poiché meglio si adatta alle manipolazioni e perché, abituando la mano alla misura superiore, è facile passare poi alla più piccola quando se ne presenta la necessità.
Le carte da usare non dovrebbero essere nuove di fabbrica, ma già utilizzate qualche volta per toglierne la rigidezza. Altro errore da evitare, più grave del precedente, è quello di usare mazzi troppo vecchi, sia per la patina di grasso anche invisibile che si formerà sulla loro superficie e che le renderà difficili da manipolare sia, principalmente, per un fattore estetico e di delicatezza verso il pubblico.
Se una seduta cartomagica dovrà durare oltre trenta minuti, è opportuno disporre di più mazzi per averli sempre in perfette condizioni perché l’uso continuo dello stesso fa assorbire alle carte l’umidità delle vostre e delle altrui mani rendendole meno scorrevoli.
Taluni prestigiatori usano cospargere le carte di una sostanza chiamata “stearato di zinco” che si può acquistare presso le buone farmacie e che ha la capacità di far scivolare meglio le carte stesse. Questo accorgimento, se utile per eseguire dei perfetti ventagli, è superfluo e talvolta dannoso per le manipolazioni di cui ci occupiamo. Perciò niente stearato, ed usate le carte così come escono dall’astuccio.
Altri oggetti nelle sedute di cartomagia preferiamo non usarli, fatta eccezione per piccole cose come, ad esempio, fazzoletti, penne o l’astuccio stesso dove è contenuto il mazzo sempre, ovviamente, quando queste cose occorrano.
Alcuni amici ci hanno più volte espresso il parere che una serata tutta dedicata alle carte stanca il pubblico. Non siamo d’accordo e ce lo hanno dimostrato in molti anni di pratica coloro che assistettero alle nostre esibizioni puramente cartomagiche chiedendoci di prolungare una già lunga seduta.
Composizione di una seduta cartomagica
Per seduta cartomagica intendiamo una esibizione nella quale si esegue una serie di giochi con le carte e che si svolge in un ambiente ristretto (casa privata, cabaret, sala), con un massimo di 30-40 persone sedute come in una platea. Il prestigiatore prenderà posto dietro ad un tavolo da gioco con a sua disposizione tre sedie per sé e per le spettatrici (giovani e carine), che all’occorrenza lo aiuteranno in qualcuno dei giochi.
Se desiderate presentare uno spettacolo di questo genere dovrete organizzarlo in precedenza, ma anche nel caso di una seduta improvvisata tenete presente che la vostra esibizione deve avvenire sempre dietro richiesta; è bene infatti non offrirsi mai spontaneamente o, peggio ancora, fare un gioco o due tanto per mettersi in mostra.
La durata del programma di norma non dovrebbe superare l’ora, includendo una quindicina di effetti. Se però lo desiderate, o se vi viene espressamente richiesto, potrete giungere ad un’ora e mezza, scindendo in questo caso la seduta in due parti. Nell’intervallo il pubblico potrà riposarsi e voi bearvi dei loro commenti.
La scelta dei giochi da eseguire dovrà tenere conto dei seguenti fattori: iniziate con un trucco di buon effetto ma di semplice esecuzione, affinché il pubblico sia subito interessato, e voi abbiate modo di superare il primo impatto con la sala senza la preoccupazione di tecniche difficili. Dopo il primo gioco, proseguite crescendo di misura fino all’ultimo, che dovrà essere il più interessante. Gli effetti vanno alternati in modo che lo spettatore assista sempre a fenomeni differenti sia come fine, sia come mezzi, così che non possa comprendere un trucco facendo riferimento a quello precedente. In questo modo, al termine della vostra seduta, lo spettatore profano non sarà più in grado di ricostruire i singoli giochi e non potrà risalire con il ragionamento al metodo usato.
Per i motivi ora esposti, non accettate mai di fare dei giochi isolati; se proprio vi trovate nell’impossibilità di rifiutare (ma non ne vediamo il motivo), eseguite tre o quattro effetti in rapida successione, poi fermatevi e cambiate argomento.
Non accettate neanche di fare giochi in condizioni per voi sfavorevoli, sia per il luogo, per il tempo o le persone presenti: al bar, al ristorante, sulla spiaggia o peggio ancora in piedi tra gente che si è riunita per altri motivi.
Seguite questi consigli soltanto se desiderate che le vostre esibizioni siano di alto livello e se volete essere considerati degli artisti, che ben volentieri esaudiscono i desideri dei loro amici, ma soltanto nelle condizioni e nell’ambiente più adatto per poter offrire il meglio delle proprie capacità.
La presentazione
Come abbiamo già scritto nella parte dedicata agli scopi della prestigiazione, non è sufficiente eseguire un gioco per condurre con successo una seduta cartomagica. Se infatti è indispensabile conoscere il trucco alla base di un effetto ed avere la necessaria abilità per non farsi scoprire, è essenziale presentare ciò che si sta facendo in maniera tale da intrattenere e divertire il pubblico.
Dare delle regole infallibili da poter seguire nella preparazione di uno schema riguardante la presentazione è praticamente impossibile ed esula inoltre dagli scopi di questa pubblicazione, dedicata esclusivamente alla prestigiazione con le carte. Cercheremo soltanto di dare degli spunti validi nel nostro particolare campo, che più di ogni altro necessita di accuratezza, perché più di ogni altro mette l’artista a contatto intimo con il suo pubblico.
Innanzitutto si impone un’attenta cura del proprio aspetto, sia per quanto riguarda l’abbigliamento, che deve essere il più formale possibile, sia per quanto riguarda il proprio fisico.
Queste annotazioni potrebbero sembrare superflue, ma più volte ci è capitato di veder tirare fuori di tasca un mazzo di carte vecchissimo, unto, sporco in modo tale da suscitare il desiderio di lavarsi le mani dopo aver scelto una carta; veder avvolgere tale mazzo in un fazzoletto da tasca non precisamente di bucato, il tutto con l’accompagnamento di passi magici eseguiti da mani mal curate o addirittura con le unghie sporche.
Sperando di esserci ben intesi e di non aver perso troppi lettori con queste considerazioni, passiamo ora alla presentazione vera e propria.
A nostro avviso, il miglior modo di presentare una seduta cartomagica consiste nel descrivere al pubblico ciò che si sta facendo, nella maniera più chiara e semplice possibile, accompagnando lo spettatore attraverso le varie fasi del gioco in modo che possa seguire ed apprezzare l’effetto che si raggiunge. Talvolta può essere necessario ricapitolare ciò che si è fatto per mettere in risalto gli aspetti che rendono “impossibile” la conclusione che poi invece si otterrà.
Durante queste chiacchierate illustrative “siate voi stessi”: questa è la raccomandazione più importante da fare. La naturalezza è l’elemento indispensabile affinché il pubblico accetti con interesse il vostro operato.
Cercate di essere spontanei, avendo l’aria di fare le cose più naturali di questo mondo anche quando eseguite effetti strabilianti; condite il tutto con qualche battuta scherzosa adombrando qua e là, sempre con un sorriso, la possibilità dell’intervento di qualcosa di più del semplice trucco.
Ai nostri tempi non si crede più al mago dotato di poteri soprannaturali e pertanto una presentazione misteriosa spesso cade nel ridicolo; si accettano però le cosiddette scienze psichiche e, con l’atteggiamento scanzonato che vi abbiamo suggerito, insinuerete negli spettatori qualche piccolo dubbio sulla natura reale dei vostri esperimenti.
Alla fine della vostra esibizione, il pubblico farà ressa intorno a voi per complimentarsi, per chiedere conferma alle soluzioni che avrà trovato ma, principalmente, per parlarvi di telepatia, di preveggenza, di astronomia, di spiritismo, chiedendovi lumi su questi argomenti e mettendoli in rapporto con i vostri trucchi.
A questo punto, conviene negare ogni natura paranormale ai vostri effetti ed attribuirli alla manipolazione, alla conoscenza delle carte, alla psicologia. Se avrete condotto il gioco perfettamente, siate pur certi che oltre ad apprezzare la vostra abilità, seguiteranno a pensare a qualche altra cosa.
Un discorso a parte richiederebbero quegli esperimenti eseguibili anche con le carte che, riproducendo esclusivamente fenomeni parapsicologici, vanno sotto il nome di mentalismo. Nel fare questi giochi, si può spacciarli per fenomeni reali, ma per ottenere il massimo dell’effetto andrebbero eseguiti in una seduta a sé stante, non mescolandoli con altri giochi di carte.
Alcune volte abbiamo diviso in due parti una nostra seduta cartomagica, spiegando al pubblico che, mentre nella prima avremmo eseguito giochi di prestigio, nella seconda avremmo tentato esperimenti di mentalismo. Non è la migliore delle soluzioni, ma se lo desiderate potrete provare, tenendo però presente che sarà opportuno documentarsi sui fenomeni di parapsicologia e sulla terminologia in uso in questo campo, acquistando un libro che tratta la materia. Quando potrete usare un linguaggio appropriato, presentate i vostri esperimenti con molta serietà dimenticando l’atteggiamento da prestigiatore.

Ritornando alla presentazione della cartomagia, tenete a mente questi altri pochi consigli.
Recitate, come si dice in gergo teatrale, per le persone dell’ultima fila, in modo che tutto il pubblico sia raggiunto dalla vostra voce.
Spiegate chiaramente ciò che state facendo e ciò che chiedete al pubblico di fare.
Guardate negli occhi quante più persone potete, controllando in modo particolare le più difficili.
Sorridete sempre, siate di buon umore; un’occhiata scherzosa di complicità ad uno spettatore ostile può, nella maggiore parte dei casi, risolvere una situazione difficile.
Non scusatevi mai se un gioco non riesce. Il pubblico non sa quello che deve avvenire e può ritenere il vostro un falso errore; perciò modificate l’effetto che state presentando, portandolo ad un finale diverso.
Riteniamo di aver dato con queste brevi note gli elementi essenziali per presentare una seduta cartomagica seguendo la via più accessibile a tutti. Il resto è naturalmente lasciato all’inventiva ed al buon gusto individuali.
La misdirection
Per misdirection s’intende l’arte di distogliere l’attenzione del pubblico dal prestigiatore o dalle sue mani, nel momento in cui viene eseguita una mossa segreta, per indirizzarla verso un soggetto diverso.
Spesso l’esecuzione di una tecnica manipolatoria o di un sotterfugio non passano inosservati se l’attenzione degli astanti è ad essi diretta; è a questo punto che l’uso corretto della misdirection entra in gioco, mettendo il luogo dove avviene il trucco in secondo piano o completamente fuori campo. Nella cartomagia la diversione viene generalmente effettuata con una mano, mentre l’altra esegue ciò che non si deve vedere.
Va tenuto però presente che, essendo la cartomagia un genere di spettacolo parlato, i movimenti vanno accompagnati con parole adeguate ed atte ad interessare l’occhio e la mente dello spettatore spostandoli verso il punto desiderato. Abbiamo parlato di interesse perché la distrazione deve essere tale da destare curiosità e il nuovo oggetto deve sembrare importante.

In altre parole, usare la tecnica di muovere una mano mentre l’altra è ferma, o di muoverne una più velocemente dell’altra, può servire allo scopo; infatti l’occhio è portato a seguire un oggetto in movimento rispetto ad uno fermo, o uno che si muove più velocemente di un altro, ma ciò nonostante l’interesse del pubblico potrebbe rimanere focalizzato sul punto critico nel momento cruciale. Quello che bisogna catturare è l’attenzione e l’interesse.
Alcuni esempi potranno, più della teoria, chiarire il concetto:
a) Una carta scelta da uno spettatore viene rimessa nel mazzo e segretamente portata all’ultimo posto. Il prestigiatore tiene il mazzo squadrato nella mano destra che poggia sul tavolo in prossimità del bordo. Con la mano sinistra prende l’astuccio delle carte, lo mostra al pubblico, quindi lo consegna allo spettatore seduto accanto a lui affinché lo esamini. Durante quest’ultimo movimento la mano destra con il mazzo oltrepassa naturalmente il bordo del tavolo e, mentre lo spettatore prende l’astuccio e comincia ad aprirlo, allenta la presa sull’ultima carta del mazzo facendola cadere in grembo. Il mazzo sarà poi messo nell’astuccio che verrà posato chiuso al centro del tavolo. Si procederà poi con un effetto di penetrazione.
Il movimento di far cadere la carta viene eseguito, in questo esempio, nel momento in cui tutta l’attenzione è rivolta all’astuccio, al suo eventuale contenuto, e mentre il pubblico comincia a chiedersi a cosa servirà.
b) Il prestigiatore, fatta scegliere una carta, la riprende nel mazzo e segretamente la porta al primo posto. Nello squadrare il mazzo, una carta cade sul tavolo coperta. L’artista chiede al pubblico se per caso si tratta di quella scelta e, mentre con la mano sinistra la gira faccia in alto per mostrarla, con la mano destra esegue l’impalmaggio della prima carta del mazzo.
Anche in questo esempio la tecnica manipolatoria viene eseguita mentre l’attenzione e gli occhi degli spettatori sono rivolti alla carta sul tavolo per sapere se effettivamente è quella scelta.
c) L’ultima carta del mazzo è rovesciata. Il mago divide il mazzo in due parti e ne dà una ad uno spettatore con la preghiera di mescolarla. Mentre l’attenzione è rivolta al secondo mazzetto, la mano sinistra viene girata dorso in alto, in modo da portare al primo posto la carta rovesciata.
Quest’ultimo esempio riguarda l’uso della misdirection non per eseguire una mossa, ma semplicemente per non far notare un movimento come quello di girare una mano.

I principi della misdirection descritti ed illustrati negli esempi, pensiamo siano sufficientemente chiari. Resta soltanto da sottolineare come l’azione diversiva debba essere semplice e naturale e che, nel comporre una seduta cartomagica, la presentazione deve tener conto della misdirection, ove questa occorra, per introdurla al momento giusto, studiando il discorso accompagnatorio, oltre alle tecniche e ai movimenti necessari per l’esecuzione dei giochi.
I mezzi
Abbiamo chiarito in precedenza quali, a nostro avviso, debbono essere gli scopi della cartomagia. Vediamo ora con quali mezzi tali scopi possono essere raggiunti.
In questa trattazione, ci occuperemo prevalentemente delle tecniche manipolatorie, che rappresentano la via più diretta per ottenere i fini desiderati, ma descriveremo anche altri artifici della natura più varia: da accorgimenti di carattere psicologico ad un uso diretto della misdirection, da semplici calcoli all’introduzione nel mazzo di una carta extra, da piccoli preordinamenti a carte preparate.
A proposito di quest’ultimo trucco, desideriamo specificare che ci riferiamo unicamente a poche carte da poter introdurre ed eliminare dopo il loro uso e dare così al pubblico la possibilità di esaminare il mazzo.
Un ultimo argomento introduttivo, prima di addentrarci nel vivo della cartomagia, riguarda il metodo di allenamento.
La maggior parte delle mosse in uso nella moderna tecnica, presenta due aspetti: uno visibile ed uno invisibile, il primo di copertura al secondo.
Affinché il pubblico non noti alcunché di innaturale è necessario che l’introduzione della mossa non alteri minimamente l’atto palese. Prendiamo come esempio una mossa tecnica chiamata “scivolata”. Con questo artificio, dopo aver mostrato l’ultima carta del mazzo, si finge di prenderla mentre, in realtà, si scivola indietro togliendo al suo posto quella seguente. L’illusione sarà perfetta quando la scivolata verrà eseguita con gli stessi movimenti e con lo stesso ritmo che sono naturali per prendere realmente l’ultima carta.
Per giungere a ciò, ci si deve porre avanti ad uno specchio e studiare le due azioni separatamente, fino a che tra loro non si noti alcuna differenza.
Questo metodo di allenamento deve essere sempre impiegato nello studio delle tecniche manipolatorie tenendo inoltre presente che, se una mossa descritta non si adatta al proprio modo di gestire, non deve essere eseguita così come è, ma modificata ed adattata alla propria personalità.

Rumore prodotto dalle carte

In molti giochi di prestigio l’accompagnare l’esecuzione col rumore prodotto dalla carta o carte produce buonissimo effetto. Vediamo come si produce questo rumore. Si prende il mazzo nella mano sinistra e si posa il pollice sul mazzo (fig. 1).

Posizione del mazzo perprodurre il rumore
(Fig. 1). – Posizione del mazzo per produrre il rumore.

L’indice si collocherà, un po’ piegato, sotto il mazzo, appoggiando il medio sulle carte che si fanno curvare verso l’interno della mano. Le carte si andranno poi drizzando per la loro elasticità, producendo così una specie di rumore.

Se vogliamo ottenere questo risultato con una sola carta, prenderemo questa fra l’indice e il pollice della destra, e collocando sull’indice le altre tre dita della stessa mano le lasciamo cadere rapidamente sulla carta producendo il rumore voluto. Queste operazioni devono esser fatte con molta prestezza affinché l’effetto sia eguale i quello che farebbe il rumore di una sola
carta,

Gettare e raccogliere le carte a distanza

Un buon prestigiatore non meriterà d’esser tale se gli mancherà l’abilità di gettare le carte di un mazzo a distanza con gran rapidità da una parte all’altra del teatro. Ora spiegheremo il mezzo di poterlo fare (fig. 1). Fra l’indice e il medio prendiamo una carta badando a prender la verso il terzo della sua lunghezza e la metà della larghezza.

Come si colloca la carta che dev'essere lanciata
(fig.1) – Come si colloca la carta che dev’essere lanciata

Imprimiamo alla carta un piccolo movimento di rotazione, per la qual cosa basterà retrocedere un po’ la mano e curvando il polso verso il lato destro del petto, spieghiamo il braccio con forza, lasclando andare la carta e dirigendola verso il punto che ci pare più conveniente.

Per tornare a riprenderla, si lascia soltanto a una distanza di due o tre metri dall’artista, imprimendole nel gettarla un movimento di ritorno, e lanciandola in modo che formi un angolo di 45. Il movimentodi ritorno equivale a quello di un cerchio quando lo si spinge, e al quale si imprime un movimento che lo costringe poi a retrocedere. La carta, terminato il movimento d’impulso, scivolando per il suo stesso peso e per la resistenza dell’aria, percorrerà nel ritorno un tratto eguale a quello dell’andata, venendo a fermarsi nelle mani dell’artista, che se abbastanza agile, la riprenderà senz’alcuna difficoltà.